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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (167) — CAPITOLO XX.

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Ma siccome o più oggi non trovasi fra noi chi abbia coraggio sufficiente di cimentarsi ad illuminare i suoi simili, o se alcuno, per accidente, ve n'ha, questi non si ascolta, si disprezza, e non si cura, ne viene che gli uomini restano così miseramente abbandonati alla loro natìa ignoranza, vittime delle chimere di cui la tradizione è una sorgente feconda, e inesauribile; la loro cecità in tale stato diviene tanto più forte, ch'essi sembrano odiare la ragione e pare che temino di essere illuminati: così Cicerone dice, che la filosofia si contenta di pochi giudici, ch'essa odia il volgo, e che n'è odiata, e riguardata come sospetta e nemica, aggiugnendo che coloro i quali la condannano, e la disprezzano si attraggono l'approvazione dalla moltitudine: Est enim Philosophia paucis contenta judicibus, multitudinem consulto ipsa fugiens, eique ipsi et suspecta et invisa, ut vel si quis universam velit vituperare, secundo id populo possit facere. Tuscul. II. fol. 254.

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