Note (166) — CAPITOLO XX.
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Quasi tutti i popoli dell'universo hanno adorato Dio, come fu da noi accennato altrove sotto varie appellazioni differenti; ogni nazione gli ha dato de' nomi, e degli attributi particolari, ma questi Dei, di cui la moltitudine è incalcolabile, sieno quanto si vuole inorpellati, essi rassomigliano tutti o al Dio del filosofo, o al Dio del popolo. Il Dio del filosofo e stato in ogni tempo il primo, e il più perfetto degli Esseri, l'anima della natura. Infatti v'ha egli qualche cose di più energico, e di più sublime in tutto ciò che i Metafisici, ed i Teologi di ogni secolo hanno detto dell'Essere Supremo dell'inscrizione ritrovata incisa sopra una statua di Osiris nell'alto Egitto? Io sono tutto ciò che è stato, ciò ch'è, e ciò che sarà, e non avvi un mortale capace di allontanare il folto velo che mi asconde agli sguardi peribili de' viventi. Il Dio del Volgo fu sempre un essere superiore all'uomo suscettibile delle medesime passioni, ma infinitamente più potente di noi. Tutte le Religioni che conosciamo non sono che un risultato più o meno avventuroso della filosofia, confuso con alcuni pregiudizj nazionali. I pregiudizj ne sono stati ora la base, or la conseguenza, ed ora lo scopo; più sovente forse l'immagine, o il velo.