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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (152) — CAPITOLO XVIII.

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La ferma credenza delle predizioni, e degli avvenimenti decantati miracolosi, erasi talmente impossessata dell'immaginazione de' popoli, e gli trascinava a delle stravaganze tali, che verso il secolo nono Agobardo Vescovo di Lione, compose un trattato per abbattere, e annientare le superstizioni accreditate a tale riguardo fino ne' suoi tempi: Tanta jam stultitia, dic'egli, oppressit miserum mundum, ut nunc sic absurdae res credantur a christianis, quales antea ad credendum non poterat quisquam suadere Paganis. Agob.

Infatti se si rimarca le tante predizioni allora in voga fra i Cristiani, si conchiuderà che non avea tutto il torto questo saggio vescovo di reprimerle come abusive, e condannarle come irragionevoli; per tacere infinite altre, noi non faremo quì speciale menzione che di quella nuova Città di Gerusalem che dovea discendere dal Cielo, costruita entro lo spazio di una notte (ved. annot. 72) l'Apocalisse annunziò questa prossima sorprendente avventura e tutti i cristiani de' primi secoli della Chiesa la credettero fermamente; s'immaginarono de' nuovi canti Sibillini da' quali questa nuova Gerusalem supponevasi predetta; essa apparve ancora questa portentosa Città, nella quale, ovunque diceasi che i fedeli dovevano abitare mille anni dopo l'estrema consumazione dell'universo; essa discese dal Cielo per quaranta notti consecutive, (ma quella pare che sparisse da che era fatto giorno) Tertulliano la contemplò, la conobbe, la vide co' propri occhi suoi; un tempo verrà, senza contrasto, in cui niuno persuadere si potrà che tali grossolane inezie conoscono per autori enti dotati di pensiere, e di ragione.

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