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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (151) — CAPITOLO XVIII.

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Se noi non consultassimo che il solo Spinosa intorno questa materia, lo udiremo certamente darci delle idee così meschine, e degradanti de' Profeti, non meno che delle profezie fino ad annientarle: sebbene questo filosofo incredulo avesse attinti i suoi principj da' Rabbini fra i quali esso crebbe, e si educò, egli deduceva delle conseguenze molto più metafisiche, e più forti di quelle ch'esso avea da' medesimi ricavate. Esso accordava a' Profeti molta più immaginazione che ragione, ed è perciò appunto che essi ignorano molte cose, e che secondo lui s'ingannavano sovente sugli arcani della natura; (ved. Spin. Tract. Theol. Polit. Cap. 2. p. 17. 18. 19) mentre è cosa omai ben dimostrata, che rare volte porta ceco l'impronta di certezza, ciò che non è che il semplice risultato dell'immaginazione; ciò di che dobbiamo convenire noi pure, siccome ci riserbiamo a renderlo più espresso nel Cap. seguente, allorchè imprenderemo a ragionare su' miracoli, sulla solidità, e sull'oggetto de' medesimi.

Non è poco, per altro, che Spinosa rappresentandoci i Profeti come persone che propalavano tutto ciò che una fantasia riscaldata può suggerire, confessava, nulladimeno, che la loro morale era esemplare, e che poteasi ad ogni riguardo liberamente consultarli sulla condotta della vita: ma ciò solo era egli forse bastante per essere Profeta? Spinosa lo crede, ma ei s'inganna.

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