Note (149) — CAPITOLO XVII.
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Chi non fremerebbe ad un tale proposito d'intendere esclamare Ossea (Cap. 9.) Stultum, et insanum prophetam, insanum verum spiritualem? E Sofonìa, quando dicea che i Profeti di Gerusalem sono stravaganti uomini senza fede? Che diremo noi di quello schiaffo sonoro che il Profeta Sedechia vibrò impetuosamente al Profeta Michea ritrovatolo a predire de' vaticinj calamitosi al Re di Samaria, dicendogli: Come mai lo spirito di Dio è egli partito da me, per trasferirsi a te? (Paralip. c. 18.) Geremia il quale profetizzava in favore di Nabuccodonosor inflessibile tiranno del Popolo d'Israel, si era messo delle corde al collo, ed un giogo sul dorso, poichè secondo lui questo era un simbolo, ed esso dovea mandare questo simbolo a' limitrofi Regoluzzi differenti per invitargli a sottomettersi allo stesso Nabuccodonosor: il Profeta Anania che riguardava Geremia come un veggente sospetto, e degno di poca fede, gli svelle a gran forza le sue corde, gliele spezza, e getta il di lui basto a terra. Questi non sono già certamente gli effetti delle visioni intuitive di un Dio, ma quelli altresì dell'orgoglio, e della imbecillità dell'uomo abbandonato a se stesso, ed alle sue proprie tumultuose passioni.