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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (147) — CAPITOLO XVII.

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Balaamo sebbene non Ebreo, ma Pagano, mirasi frattanto annoverato nella categoria de' Profeti, secondo tutto quanto a suo riguardo ci narra espressamente la Scrittura, e noi rimarcheremo nel Capitolo seguente, esservene stati molti altri fuori degli Ebrei che operarono delle cose che sembrano prodigj, nella guisa che fecero appunto i maghi dell'Egitto, alla presenza dello stesso Mosè inviato da Dio; dal che si comprende che la profezia, o le predizioni, od i prodigi medesimi, non erano sempre il contrassegno positivo, ed infallibile della santità di una persona, o della perfezione inalterabile delle di lui qualità individuali.

I Pagani ebbero pur essi parimente in quest'arte delle femmine, che ne riescirono molto perite, come sono state appunto le rinomate Sibille; ed i sogni di Abimelek, di Faraone, di Baldassar, e di altri siffatti, erano altrettante immediate rivelazioni positive di ciò che accadere dovea in lontano avvenire, e che realizzate poscia si videro un giorno quali erano precisamente indicate, come la Scrittura chiaro ce ne instruisce, allorchè ad essa emerge di parlare di simili soggetti.

È ben vero, per altro, che quando noi rendiamo omaggio a quelle verità, che predicono certi Profeti, che non meriterebbero d'altronde la nostra buona fede, noi non onoriamo già in simile caso, il Profeta che parla, e che antivede, ma quell'essere unicamente che lo abilita a parlare, e che lo inspira; poichè come lo riflette Ambrogio: non confitentis meritum, sed vocantis oraculum est revelante Dei gratia S. Ambr. Lib. VI. Cap. 37.

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