Note (140) — CAPITOLO XVI.
Reading edition
Che Pitagora abbia preso degli Egizj, unitamente a vari altri sistemi filosofici, anche l'opinione della metempsicosi, pare assolutamente indubitabile. Si sa, per altro, che questo era in generale il sistema adottato dalla massima parte de' filosofi dell'Egitto, e che inoltre non fu esso conosciuto nella Grecia, se non se dopo che Pitagora fu di ritorno dall'Egitto, dov'esso avea fatto un viaggio unicamente per instruirsi della teologia de' preti di quel paese. Quindi allorchè il citato Erodoto ci dice che gli Egizj sono così pure i primi che hanno stabilito l'anima essere immortale, che dopo la morte del corpo essa passa successivamente ne' corpi delle bestie, che dopo d'avere passato da' corpi degli animali di ogni specie, essa ritorna ad animare il corpo umano, e che dessa compie sì fatta rivoluzione entro lo spazio di tre mille anni; v'ha de' Greci che hanno introdotto questo dogma alcuni più presto, altri più tardi, come se l'avessero creato essi medesimi. È indubitabile che Erodoto così esprimendosi non ha preteso quì parlare che di Pitagora. Platone poi che attinse una gran parte de' suoi sentimenti sopra queste materie negli scritti di Pitagora, ritrasse così pure la stravagante opinione della metempsicosi, benchè l'Ab. D'Olivet sostenga di proposito ch'egli vi correggesse molte cose. (Vedi D'Oliv. Theol. des Philos grecs p. 83).