Note (137) — CAPITOLO XVI.
Reading edition
Lo stile parabolico è stato sempre in grande estimazione presso tutti i popoli orientali; molti hanno fermamente creduto che i libri di Job, di Tobia, e di Giuditta (benchè gli ultimi due non sieno stati mai ammessi per Canonici dagli ebrei) non erano che delle sante finzioni fatte in metodo parabolico al solo oggetto (come generalmente supponevasi) d'inspirare devozione, rassegnazione, integro timore divino.
Infatti questa maniera di scrivere parabolico era molto familiare ancora a' primi scrittori del Cristianesimo (ved. Sim. Hist. Crit. du V. Test. Lib. IV. c. 8.) e questa bizzarra foggia d'instruire il popolo è stata sempre mai la sola preferita dalla Setta de' Farisei, la quale, come rimarcammo, può dirsi oggi nella massima teoretica la sola Setta dominante fra gli Ebrei, astrazione fatta di quelle pratiche insane, e ributtanti ostentazioni che facevano lo scopo del sistema religionario degli antichi farisei, e che gli ultimi non hanno. Così anche il Talmud, il Zohar, e la massima parte degli antichi scritti di tale natura sono pieni ovunque di allegoriche finzioni, che non bisogna spiegare alla lettera, come se si rapportassero a delle Istorie vere, e reali. D'altronde, sia che un libro comprenda aneddoti istorici, sia che racchiuda parabole, o frammenti mischiati di parabole, non è perciò meno vero, che può esso in qualche modo riescire assai proficuo, purchè la materia che ne forma il soggetto non conosca altra guida che il solo buon senso, e sia basata radicalmente sulla ragione: Le opere di Maimonide, di Menasse ben Israel, di Abravanel possono giustamente annoverarsi in questa Classe.