Note (135) — CAPITOLO XVI.
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Se è vero quanto si narra de' farisei, non dobbiamo più sorprenderci che un tale ascendente acquistassero i medesimi sull'animo specialmente degl'Israeliti ammaliati da quelle penitenze apparenti esercitate astutamente da' medesimi di gran lunga più austere di quelle de' frati della Trappa, e di altri più ascetici eremiti dei nostri tempi: si vuole ch'essi si privassero del sonno cotanto necessario alla conservazione dell'animale vivente, che digiunassero frequentemente, e lungo tempo, che si coricassero sui bronchi, e sulle spine; pretendesi ancora che ne attaccassero alla estremità inferiore de' loro abiti, affine di fare sgorgare il sangue dalle loro gambe allorchè caminavano; si percuotevano il corpo ad ogni tanto, ed essi distinguevansi parimente colla eccessiva lunghezza de' loro Zizith, e la grossa mole de' loro Totaffoth, o filatacteri (di cui fu già da noi e sufficienza ragionato altrove annot. 54) che portavano incessantemente colla più insoffribile ostentazione, e sulla loro fronte, e sugli angoli opposti delle loro vestimenta; sempre camminando colla testa inclinata verso il suolo, e dunque così ch'essi aggiugnevano nuove divozioni alla vera Legge; sebbene il giogo, come osservammo, une fosse già oneroso da superare le umane forze per sostenerlo; ed è appunto in sì fatta maniera che i farisei estorcevano il rispetto, e l'ammirazione de' più creduli, e de' più inesperti del popolo d'Israel.