Note (143) — CAPITOLO XVI.
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Se si dovesse prestare fede a tutto ciò che alcuni scrittori supposero, per rapporto alla Setta de' Samaritani, questi comparire ci dovrebbero sotto i caratteri i più odiosi, ed i più riprovabili: L'Epifanio gli accusa di negare la resurrezione de' corpi (Lib. XI. Cap 8. haeres.) Il Rabbino Meyr, presso i Talmudisti, gli pretende Idolatri (Shem Sauhed. Cap. VIII. p. 43.) Leonzio rimprovera loro di non riconoscere l'esistenza degli angeli (De sectis Cap. 8.) ma il detto Reland prende la loro difesa e gli giustifica in questa parte (Dissert. misc. p. II. p. 25.) opinando che i Samaritani intendevano per un'angelo, una virtù, un'istrumento di cui la Divinità si serve per agire, o qualche organo sensibile ch'esso impiega per l'esecuzione de' suoi ordini: oppure essi credevano che gli angeli sono virtù naturalmente unite alla Divinità, e che questa ne dispone quando gli aggrada; ciò si rende pure manifesto dal Pentateuco Samaritano, dove ritrovasi molto sovente sostituito Dio agli angeli, e gli angeli a Dio. Quindi coloro che in tal guisa opinano, confondono male a proposito i Samaritani co' Saducei, attribuendo a quelli ciò che non potrebbe adattarsi che agli ultimi (ved. S. Epif. Lib. X. Cap. VII.)