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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (119) — CAPITOLO XIV.

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Malgrado l'avversione decisa che i Caraiti hanno sempre mai dimostrato per la Legge orale, come osservammo, non si può nulla di meno asserire con probabilità ch'essi rigettino complessivamente per tanto, qualunque sorta di tradizione; mentre uno de' più celebri scrittori di quella Setta ci assicura che il principale scopo della sua credenza non tende che ad oppugnare le false, e le assurde tradizioni, ma che, al contrarie, i Caraiti ricevono le bene fondate, e le ragionevoli, distinguendo così le certe, e le costanti da quelle che non sono che ipotetiche, e dubbiose (Ved. Mosè Eliahu aderet apud trigland Diatr. de Karæor. P. 117. e 125.) Essi adottano ancora la Massora (o la puntuazione della Scrittura) (non ostante che faccia essa parte delle instituzioni tradizionali, e la stessa loro Teologia non differisce da quella degli ebrei Talmudisti, se non in quanto all'essere più concisa, e più lontana da inutili, e superstiziose discussioni, che formano il carattere definitivo, e principale della Teologia de' loro oppositori. In una parola, fra le tante interpretazioni che furono applicate alla scrittura, essi non ricevono che le sole meramente letterali, e per conseguenza essi rigettano affatto le Glosse cabalistiche, mistiche, e allegoriche come non avendo alcun fondamentale rapporto colla Legge pubblicata da Mosè.

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