Note (113) — CAPITOLO XIII.
Reading edition
L'ignoranza dell'Istoria, e della cronologia in cui gli ebrei sono da lungo tempo stati, ha fatto che nella successione de' secoli ai è confuso questi Caraiti con gli antichi Saducei, sebbene la credenza degli uni, e quella degli altri sia del tutto differente (come io passo a dimostrarlo fra qualche breve istante). Scaligero, il quale avea così pure confuso (Elench. Trib. Cap. 22) seguitando le traccie medesime de' Rabanisti, i Caraiti co' Saducei, cambiò di sentimento, avendo rilevato che i Caraiti dimoranti in Costantinopoli si differenziavano soltanto degli altri ebrei, in ciò che quelli erano molto più esatti di questi nell'osservanza dei comandamenti della Legge primitiva, e che dessi ricusavano di sottomettersi alle loro tradizioni; ma il medesimo Scaligero s'inganna allora quando asserisce, con poco fondamento (Ibid. Cap. 26) che i Caraiti sono più antichi de' Saducei, giacchè è evidente che questi esistevano fino dall'epoca di gran lunga anteriore al secondo tempio, e che, al contrario, i Caraiti non si manifestavano, se non se nel tempo in cui la tradizione orale venne posta in iscritto, voglio dire, alla promulgazione de' primi commentarj della scrittura, ciò che seguì 150 anni circa dopo la distruzione dell'ultimo tempio (Vedi Leusden Philosog. Hebraeor., mix Dissert. XV) le annotazioni che noi ci proponghiamo di riportare nel Capitolo susseguente, rischiareranno qualunque ulteriore difficoltà a questo riguardo; e ci metteranno a portata di condurre sopra tale assunto, i giudizj più metodici, e più verosimili.