Note (112) — CAPITOLO XIII.
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Abenesdra che gli ebrei chiamano meritamente il saggio fa menzione (Comm. Sul Pentat.) di cinque differenti maniere d'interpretare la Scrittura, di cui la prima è di coloro che si diffondono sopra ogni parola impiegando ne' loro commentarj tutto ciò ch'essi sanno: il medesimo riporta per esempio un certo Rabbino Isaak, il quale avea compilati nove libri per fare la spiegazione del solo I. Cap. della Genesi; Saadia Gaon, ed alcuni altri, i quali all'occasione di dovere interpretare una sola frase della Scrittura, si diffusero in trattati del tutto stranieri al soggetto principale. Abenesdra combatte sdegnosamente questo metodo strano d'interpretare la scrittura.
La seconda presso gli ebrei è molto dissimile dalla prima; quella consiste, secondo lui, a non consultare che la pretta ragione, ed un bene sostenuto criterio senza niun riguardo a' pregiudizj nè all'autorità; metodo che lo stesso Abenesdra attribuisce particolarmente a' Caraiti.
La terza è di coloro che riducono tutte le cose alle mistiche allegorie, e che ritrovano per tutto logogrife visioni sacre impercettibili, senza nulla curare il senso letterale; esso rigetta parimente questo metodo, reputando cosa molto pericolosa, ed affatto incongruente di allontanarsi dal senso letterale, e di non seguire colla più scrupolosa precisione, altro che quello unicamente che dal solo testo restaci indicato.
La quarta è di coloro che si chiamano volgarmente Cabalisti I quali riducono tutto il senso della scrittura a delle vane, e ridicole sottigliezze; anche questo metodo è rigettato da Abensdra, che lo reputa passato dalla Scuola de' Platonici alle Scuole degli Ebrei nell'Europa specialmente, dove molti fra questi hanno scritto sopra tale cabala speculativa, la quale è pure in somma estimazione presso tutti gli ebrei dell'Oriente; il libro del Zohar, che gl'Israeliti credono antichissimo è ovunque pieno di queste sorta di mistiche spiegazioni: quindi è che un gran numero di ebrei si è gettato confusamente in questo studio senza esaminarlo. V'ha così ancora un'altra specie di cabala che denominasi pratica; questa è assai più dell'altra pericolosa, e assurda poichè la medesima fa parte di ciò che usualmente chiamasi magia, la quale, a fondo, altro per se stessa non è che una illusione di certe persone che immaginano di potere a loro talento operare delle gesta, sedicenti prodigiose, colla supposta efficacia di questa cabala pratica.
La quinta maniera finalmente d'interpretare la scrittura presso gli ebrei è di ricercare diligentemente la significazione propria di ogni vocabolo, e di spiegare i respettivi testi, il più alla lettera che sia possibile, senza arrestarsi niente di meno sullo spirito tradizionale con con soverchio scrupolo nella guisa che fu sempre mai praticato dalla massima parte de' Rabbini. Abenesdra ci assicura (Ibid.) avere esso medesimo seguitato questo metodo stesso in tutti i suoi Commentarj sulla scrittura, e in fatti io non conosco altro autore che abbia spiegate le sacre pagine più letteralmente, e con criterio maggiore, nè con più esatta precisione di lui.
Tali sono dunque le regole adottate da' Teologi ebrei nella spiegazione della scrittura; ma è duopo essere attaccato all'ultima chi desidera di bene spiegarla, ed intendere, ad un tempo, la critica degli Autori che hanno con qualche metodo scritto in particolare sopra i Cinque libri di Mosè.