Note (110) — CAPITOLO XIII.
Reading edition
Perchè mai, argomenta un pensatore anonimo, ritroviamo noi tante immagini ridenti nelle tradizioni mitologiche de' Greci, e de' Romani? Ciò avviene perchè quelle debbono l'origine loro al più ameno clima del mondo, alla patria delle arti, alla culla delle scienze, e del buon gusto, al Governo il più saggio, e il più illuminato, ed alla ferma inerenza infine che quelle industriose nazioni sentivano per il progresso de' lumi, e per lo sviluppo delle proprie loro facoltà intellettuali. Perchè mai, al contrario, le tradizioni orali specialmente degli antichi Israeliti (prosegue il medesimo Autore) sono esse così triste, sì meschine, ed insoffribili? Ciò procede perchè queste furono scavate nel centro di un popolo allora, eccessivamente barbaro, e ignorante, governato da una Teocrazia, la quale non ispirava che il terrore, e l'avvilimento senza renderlo nè meno stupido, nè più saggio, nè migliore, nè in verun modo proclive alla coltura dello spirito, ed all'acquisto di utili cognizioni. Quindi per ultima prova di quanto il testè riportato anonimo ci espone, facciasi un passeggero confronto fra i deliziosi giardini della Grecia, e la vaga amenità del suolo romano con le scheletrite inospite foreste, dell'Arabia, e della Palestina, e noi non saremo più sorpresi della stravaganza notabile della quale parliamo.