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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (103) — CAPITOLO XII.

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Da quando Maometto cominciò ad accreditare in faccia de' suoi creduli settatori il di lui preteso apostolato, la prima idea ch'esso ebbe fu quella di lusingare la loro speranza, e alimentare la dissolutezza a cui gli riconosceva sì eccessivamente proclivi, quindi è ch'esso inventò un paradiso secondo il gusto degli Arabi, ed a misura de' piaceri sensuali che gli penetravano con maggiore intensità. D'altronde conoscendo per isperienza quanto l'idea del loro soggiorno in un clima ardente, unito a' costumi lascivi dai quali erano essi predominati, avrebbe loro fatto amare tutto ciò che avea efficacia di condurli alla sensualità, Maometto promise a' suoi Settarj nella vita futura, giardini, riviere, profumi, letti di riposo, del pari sontuosi che comodi, preparati da uno stuolo immenso di femmine di un'avvenenza incomparabile, e che offrono loro tutto ciò che l'amore ha di più vago, e di più seducente (Ved. Alcor. Cap. 4. 78. 90 Hotting. Hist. Orieni. Lib. 2. c. 4). Tale è l'immagine stravagante del paradiso che Maometto fece concepire a' suoi seguaci; quella poi ch'esso volle delineare dell'inferno in punizione delle colpe, n'è precisamente il contrapposto e quasi uniforme a quello che tutte le altre sette lo descrivono.

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