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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (102) — CAPITOLO XII.

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Niente di più ridicolo della Mesra, ovvero il preteso viaggio che Maometto fece nel Cielo durante il corso di una notte; e niente di più insensata dell'invenzione dell'Alborak, o del prodigioso animale quadrupede che ve lo condusse.

Rapportasi dunque dall'Alkorano, ch'essendo Maometto coricato una notte con Ayessa, una delle sue mogli, udì battere alla porta della sua camera, ed essendosi alzato per aprirla esso vi osservò l'Angelo Gabriello ornato di 70. paja d'ale spiegate da entrambi i suoi lati; esso era seguitato dall'Alborak, bestia che partecipava della natura dell'asino, e del mulo, di una bianchezza che eccedeva quella della neve, e di un agilità sì sorprendente, che il lampo non passa con maggiore celerità di ciò ch'esso metteva nel tragittare dall'uno all'altro sito, ed è appunto a cagione di sì fatta straordinaria destrezza (secondo gli scrittori Musulmani) che gli si fece meritare l'attributo di alborak, che nell'arabo idioma significa un baleno.

Tosto che lo sguardo di Maometto restò colpito dall'intuito del Messaggere celeste, questi lo abbracciò affettuosamente, e salutandolo dalla parte di Dio, gl'impose in di lui nome il trasferirsi nel Cielo, dove avea esso determinato d'iniziarlo in certi urgenti misteri, che non permise di rivelare giammai ad alcuno de' mortali che lo avevano preceduto, ed era per ciò col disegno di rendere più agevole il suo viaggio ch'esso gl'inviava espressamente l'Alborak. Maometto non esitò ad eseguire quanto gli venne imposto, ed appena ch'esso l'ebbe montato, si trovò in un istante dalla Mecca in Gerusalemme; da colà sempre accompagnato dalla sua guida celeste, proseguì il suo cammino fino a tanto che ritrovata una scala di luce preparata per essi vi ascesero, lasciando l'Alborack legato in una rupe, fino al loro ritorno, e prodigiosamente pervennero quindi al primo Cielo, e da questo agli altri sei, tutto nel breve intervallo di una notte. (Ved. Zamnias. et Didav. in Alcor. ad Cap. 17 et 33.)

Si può egli immaginare assurdità più enormi, e iperboli più insensate di quelle che si osservano racchiuse in sì fatto itinerario celeste?

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