Note (101) — CAPITOLO XII.
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volendo Maometto prevenire ed allontanare gli eccessi che cagionano regolarmente l'ebrezza, e il giuoco per colui che vi si abbandona, esso ha interdetto assolutamente l'uso del vino, e de' giuochi d'azzardo, ed affine di dare a questa legge tutta quella forza che gli era necessaria, esso ebbe ricorso alla sua pratica usuale, quale fu quella di inventare alcuni esempi ovvj a giustificare la sua condotta a tale riguardo, uno di questi fu quello de' due angeli Arut, e Marut inviati da Dio sopra le terra per amministrare le giustizia in Babilonia, che divenuti ebri in un banchetto dove furono invitati, commisero molte vituperose incontinenze (ved. Alkodai Pocok. Specim. Ist. Arab. p. 175. Alcor. Cap. V.) Tale è infatti il vero motivo del divieto del vino presso i Musulmani.
In quanto poi ad ammettere per uno de' dogmi di religione l'ignoranza universale delle scienze, siccome era esse una delle qualità che distinguevano il fondatore dell'Islamismo, giacchè l'inscizia di Maometto, per quanto asseriscono i suoi medesimi fautori, andava fino alle barbarie, non sapendo nè leggere, nè scrivere, difetto, peraltro, che gli era comune con tutta la sua tribù (ved. luog. cit.) ciò che lo rendeva incapace non solo di risolvere le obbiezioni che gli avversari della sua setta nascente gli opponevano di tratto in tratto, ma lo esponeva sovente agli scherni, ed a' motteggi che le sue ambigue risposte davano sufficiente motivo di dovere fare. Quindi riconoscendo che i suoi settatori non avrebbero potuto meglio riuscirci in simile caso, egli si appigliò al partito di proibire loro qualunque specie di questione Teologica, di scienza, e di coltura, comandando eglino, in vece di passare a fil di spada tutti coloro che inveissero contro la sua dottrina. (Ved. Alcor. Cap. 4 Cantacuz. Orat. 1. Sect 12.)