Note (107) — CAPITOLO XII.
Reading edition
De Deo scripta in Timæo aliisquis Platonis Commentariis, non ab hominis profanis studus inutrito, sed ab Æbreo, aut Christiano profecta videatur. Lact. Instit. X.
Se tutto ciò non fosse quanto è d'uopo sufficiente a farci completamente rilevare i sentimenti di Platone per rapporto all'Essere Supremo, non abbiamo che dedicarci di proposito ad applicare il Cratilo, ed il Fedone di questo medesimo filosofo per restarne maggiormente convinti.
Oltre a ciò non solo i primi ebrei Talmudisti, ma quasi tutti i primi Cristiani furono a tal segno Settatori di Platone, che quelli appoggiavano tutte le loro più importanti decisioni sulla di lui autorità, e si persuadevano con intima convinzione di travedere negli scritti del filosofo di Atene una gran parte de' più essenziali misteri della loro Religione (Ved. Aug. Confess. Lib. VIII. Cap. II.), e la loro persuasione ora ad un grado tale radicata a questo riguardo, che nell'ottavo secolo della Chiesa, i Cristiani giunsero ad accordargli generalmente finanche lo spirito di Profetica istituzione; ma se aggiugnere si volesse a tuttociò la prodigiosa favola del sepolcro ritrovata nel tempo di Costantino VI. e d'Irene sua madre, coll'iscrizione osservata sopra una lama di oro, di cui era cinto il collo del cadavere che eravi racchiuso, noi finiamo in ultimo col dovere credere Platone anticipatamente Cattolico apostolico romano (Ved. Zonar. Ist. Greca T. 3. pag. 87. Paolo Diacr. Lib. 23. Genebr. Lib. 3. Canisius De Beat. Virg. Lib. 2.)