Note (105) — CAPITOLO XII.
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I sistemi filosofici di Socrate, e di Platone suo scolare sono quasi uniformi; essi ammettevano d'accordo tre principj, Dio l'idea, e la materia, facendo l'ultima subordinata alle seconda; ma queste due dovevano, a senno loro, prestare omaggio, ed obbedienza al Dio supremo, come loro opifice, loro padre, loro creatore. Dio dunque è l'intendimento universale. Essi concepivano per idea una certa essenza incorporea, capace di abbracciare tutte le cose, e la materia il primo soggetto sottoposto alla generazione, e corruzione (Ved Plut., op. filos. Cap. 3.)
Tuttochè oscuro, e impercettibile oltremodo sia stato in ogni tempo riconosciuto per se stesso questo sistema, per qualunque sforzo che molti filosofi abbiano fatto sempre affine di rischiararlo intieramente non sieno mai riusciti di vedere sortire felicemente il loro intento, pure non lascia quello di fare pressochè ad evidenza travedere quanto sane fossero le massime, e i principj che nutrivano Socrate e Platone relativamente alla Divinità, ed al Culto puro, e inalterabile che rendere gli si dee. I primi Dottori della Chiesa romana hanno adottati quasi tutti i sentimenti non meno Psicologici, che Ontologici di entrambi questi filosofi, considerandogli per sino, come ortodossi (Ved. la seg. annot. 108.) sebbene che il celebre Bayle (Pens. sur la Com. T. I. p. 346.) seguitato da vari altri filosofi seriosamente oppongasi a questi, non meno che a' principj filosofici di Confucio, de' quali sarà da noi quanto basta ragionato altrove (Ved. la seg. annot. 109.)