Note (56) — CAPITOLO VII.
Reading edition
il Basnage osserva che sarebbe da desiderare che gli ebrei si fossero appigliati, per ciò che riguarda il riposo del Sabato, all'insinuazione di Ovidio; non ostante ch'egli fosse autore Pagano:
Quaque Die redeunt rebus minus apta gerendis Culta Palæstino Septima Sacra viro,
De Ar. Aman. lib. 1.
Se noi dovremmo attenerci alle decisioni de' Rabbini sulle superstiziose cerimonie da osservarsi nel Sabato, e sul riposo macchinale che impongono essi in simile giorno, gli ebrei non dovrebbero muovere un passo dalla posizione in cui gli sorprenderebbe il Sole nel momento del tramontare della vigilia, come lo praticano appunto i Caraiti, attaccati al testo letterale che dice אל יצא איש ממקומו ביום השביעי (al jezeh hisc mimecomò bajom ascebinghi) Maneat unusquisque apud semetipsum, nullus egrediatur de loco suo die septimo. (Exo. Cap. 16 v. 29.) ma non essendo possibile rigorosamente fra noi eseguirsi un tale precetto quale viene prescritto da Mosè, i Talmudisti pensarono commutarne la pratica, limitando, in vece, il tratto di cammino da permettersi in quel giorno a mille passi oltre le porte della Città; ma questo ancora sgravato da qualunque siasi peso, eccetto che il mero necessario abbigliamento, senza che vi entri niente di superfluo nè di aggravante. (Ved. Tratt. Nghirub. Cap. XIV.)
Del resto assai malagevole si renderebbe a descrivere tutte le superstizioni che si fanno luogo in questo medesimo giorno presso i recenti ebrei: un prolisso trattato di Misnah vi è impiegato sulla osservanza delle pratiche del Sabato.