Note (54) — CAPITOLO VII.
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Da quando gli ebrei dovettero abbandonare le loro terre e divenire subalterni di quelle di altri Popoli co' quali furono alternativamente mischiati, riconobbero quanto sarebbe stato ridicolo per essi di dovere comparire in pubblico adorni di que' fili su' quattro lembi delle loro vestimenta; essi perciò autorizzati dai loro Rabbini si permisero di cambiarne la pratica, sostituendone invece un pezzo di drappo quadrato che ora portano soltanto sotto i loro abiti, in modo non osservato con quattro cordoni pendenti che chiamano ארבע כנפות (arbangh canfoth) quattro lati, o ale. Questi cordoni sono ciascuno di 8 fili di lana (qualche volta di refe di lino, ed anche di seta) filata espressamente per questo effetto, con 5 nodi ogn'uno, corrispondenti a' 5 libri di Mosè, que' nodi ne occupano la metà della lunghezza, e ciò che non è annodato essendo sfilato termina di fare una specie di nappa: Funiculus in fimbriis facies; per quatuor angulos pallii tui quo operieris (ved. Num. cap. 15 v. 38 e Deut. cap. 22 v. 12.)
In questa prescrizione ordinata per due volte da Mosè fanno gli ebrei consistere il più solido fondamento della credenza dell'Israelismo, atteso che gl'indicati nodi ch'essi vi fanno essendo in numero di 26 che tale è il calcolo che deducono dalle lettere delle quali si compone il Nome ineffabile יה.ה (Jehovah) L'Essere Supremo. Ma nel tempo delle preghiere che fanno entro la Sinagoga, gli ebrei s'involgono con un velo di lana, o di seta quadrato colle indicate nappe negli angoli; questo drappo essi lo chiamano Taleth, ovvero Manto che si mette sopra tutti gli altri: ma quale ne sia l'origine inutile non mi sembra investigarla avanti di passare oltre.
Allorchè Mosè ritornò dal monte Sinaj nel campo degl'Israeliti, dopo di avere avuta la gloria di conferire coll'Eterno, la Beatitudine Divina restando espressa sul volto di questo Legislatore, offuscò talmente gli occhi del popolo nel rimirarlo, che Mosè fu obbligato di coprirsi il volto con un velo, siccome in chiari sensi lo abbiamo dalla Scrittura (Exodo cap. 34 v. 35.) ed ecco, secondo i Rabbini, la primitiva origine del Taleth.
Alcuni altri ancora pensano che quest'arnese fosse inventato per ovviar le distrazioni durante le preghiere; quindi è che i Rabbini titolati, e i più devoti fra gli ebrei, se ne cuoprono interamente quando altri lo tengono soltanto ondeggiante sulle spalle. Avvi degli autori poi che opinano che gli ebrei prendessero quest'uso da' Romani, i quali pregavano i loro Dei colla testa velata; ed essi dicevano di avere ricavato un tale costume da Enea, che lo avea portato da Troia, come rilevasi da Virgilio, il quale gli fa dire Æneid lib. 2.
Caput ante aras Phrygio velamur amictu.
Per altro quelli che pretendono ripetere l'origine del Taleth da' Romani rimarcano che gli ebrei hanno presi molti usi da' medesimi dopo che ne furono sottomessi. Tutte queste prove sono tanto poco valevoli, o convincenti, quanto sono quelle allegate dagli stessi Romani, e da' Rabini ancora che il presentarsi davanti Dio colla testa coperta, come facevano i primi, e nel modo che lo praticano gli ultimi attualmente, è una marca di penitenza, di rispetto, di umiltà, di modestia, e di timore.
È parimente comandato agli ebrei (Deut. cap. 6 v. 8. e cap. 11 v. 18.) di dovere sempre avere nella mano, e sulla fronte ciò che la Scrittura denomina Totaffoth, e che gli ebrei distinguono per Teffilin תפילין che i Greci chiamano Phylacteros; frattanto per non essere derisi dal Popolo sopra un arnese che dee essere in tanta venerazione presso gli ebrei, questi ai contentano di usarli durante il tempo delle preghiere del mattino. Questi Teffilin che in Caldeo, ed in ebreo rabbinico è come chi direbbe in latino Precatoria, perchè gli ebrei si servono di quelli nelle loro sacre orazioni, sono fatti nella maniera seguente. Sopra due pezzi di pergamena sono scritti con dell'inchiostro fatto espressamente in lettere quadrate, e con molte esattezza gli appresso quattro testi in ciascuno de' medesimi, come è indicato dalla Scrittura 1. Audi Israel etc. (Deut. cap. VI. v. 4.) 2. Si ergo obedieritis mandatis mei etc. (Ibid. Cap. XI. v. 13.) 3. Sanctifica mihi omne primogenitum etc. (Exo. Cap. XIII. v. 1.) 4. Cumque introduxerit te Dominus etc. (Ibid. v. 11.). Queste due pergamene sono rotolate insieme in forma di un viluppo acuminato che si racchiude nella pelle di vitello nera, indi si colloca sopra un pezzo quadrato da cui pende una coreggia della stessa pelle larga un dito, e circa un braccio e mezzo lunga; questi Teffilin sogliono mettersi nella piegatura del braccio sinistro, rivolgendo la coreggia (dopo di avere fatto un piccolo nodo a foggia di Yod), intorno il braccio in linea spirale, che viene a terminare nell'estremità del dito medio della mano: Questi vengono denominati תפילין של יד Teffilin Scel Yad (cioè, Teffilin della mano). In quanto poi agli altri, gli stessi menzionati quattro testi sono in essi vergati egualmente sopra quattro pezzi di pergamena di cui formasi un quadrato sul quale viene a rilevarsi le lettera ש Scin, e da un altro quadrato che restavi annesso, vengono a sortire due altre coregge di lunghezza, e larghezza presso a poco simile alle prime; e sono questi chiamati תפילין של ראש Teffilin scel rosc, cioè, Teffilin della testa.
Ecco dunque i frontali che gli ebrei mettono unitamente al Taleth, durante la preghiera soltanto de' giorni feriali, giacchè le solennità, e il Sabato non usano che il semplice Taleth sugli omeri, come si disse, benchè molti, e specialmente i Rabbini, lo mettino in testa, e se ne avviluppino per non essere distratti.
Del resto lasciando le infinite allegorie che vi furono applicate (ved. Hor., Haym., Ghem., Menah., Ramb.) noi rimandiamo a Bustorfio, il quale rapporta estesamente le prove della forza del Zizith, e de' Teffilin tratte da Commentarj medesimi de' Rabbini (Syn. Jud. cap. 9.)