Note (72) — CAPITOLO IX.
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Quelli che con asprezza maggiore vollero tenacemente infierire contro i principj che servono di base al cristianesimo, si prevalsero di quelle tante predizioni che l'apocalisse di Giovanni ci rappresenta come infallibili, e molto prossime a succedere, e che realizzare frattanto mai non si videro, che non si disse intorno a quella nuova Gerusalem di mille anni di cui è fatta menzione nel Cap. 21? La sua forma dovea essere quadrata, la sua lunghezza larghezza, e sommità dovevano essere di dodici mila stadi (500 leghe di francia) per conseguenza le case dovevano avere così pure 500 leghe di ertezza: se così è dovea riuscire di non poco incomodo per coloro a' quali fosse toccato di abitare l'ultimo piano: e quella enorme bestia simbolica di sette teste, e dieci corna col pelo di leopardo, i piedi dell'orso, l'esofago del leone, la forza del drago; ebb'essa un successo migliore della prima? e la caduta delle stelle dal Cielo sulla terra, e che col contatto che quelle fecero col sole, e colla luna il loro passaggio restarono entrambe oscurate nelle tre parti? E quel sì fatto libro che l'Angelo fece mangiare all'Autore dell'apocalisse, qual libro riusciva dolce nel palato, e amaro nello stomaco? se riflettiamo alla stravaganza di sì fatte predizioni non dovremo certamente più stupirci, se i numerosi commentarj fatti sopra di esse parvero consolidare le invettive che furono sovente lanciate contro l'apocalisse, ed aggiugnere efficaci motivi agli avversari di esso onde riguardarlo come apocrifo, e mendace.