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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (64) — CAPITOLO IX.

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L'accidia, e l'indolenza, vizj sì ordinari alla massima parte degli uomini sono, al parere di un dotto moderno, molto confluenti ad alimentare i progressi poco vantaggiosi della tradizione. L'uomo, generalmente parlando, è per indole sua più proclive a credere macchinalmente una cosa che gli si assicura vera, di ciò che inducasi ad affaticarsi con un esame lungo, e costante, e con uno studio assiduo e penoso, ritrovando molto più agevole di seguitare con una stupida quiescenza il corso delle cose già conosciute, ed usitate, che di analizzarne l'origine, o sormontare fino alla primitiva sorgente dalla quale si fanno quelle scaturire; così è che la generalità delle persone lasciasi trascinare dal torrente impetuoso degli assurdi dominanti, e finisce in ultimo col precipitare miseramente nel baratro immenso di tutti i più orridi smarrimenti, dietro l'esempio fatale di quelli (stupidi senza dubbio al pari di esso) che lo hanno preceduto, chiunque, per tanto, vuole sanare di sì fatta deplorabile cecità, dee seguitare con una cauta fermezza il precetto salutare di Seneca il filosofo, non curare i giudizj del volgo, e sfuggirne la relazione: Unusquisque mavult credere quam judicare: nunquam de vita judicatur, semper creditur, versatque nos et præcipitat traditus per manus error, alienisque perimus exemplis: Sanabimur si modo separemur a cœtu. Sen. de vita beata Cap. 1.

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