Note (146) — Cap. XX.
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Noi udiamo ripetere incessantemente da tutti i settari che le verità racchiuse nella Religione sono infinitamente al di sopra dell'umana ragione: Quale insano pensiere! Dunque secondo questo assurdo principio si dedurrebbe che queste verità non possono essere fatte per gli enti ragionevoli: au moment même (come lo riflette un pensatore insigne[)], qu'on interdirait la connoissance de certaines verités il ne serait plus permis d'en dire aucune: nulle gens puissans, & souvent même mal intentionnés, sous pretexte qu'il est quelque fois sage de taire la verité la banniroient entièrement de l'univers. Aussi le public éclairé qui seul en connoit tout le prix, la demande sans cesse: il ne craint point de s'exposer à des maux incertains, pour jouir des avantages réels qu'elle procure. Oltre a ciò, pretendere che la ragione possa ingannarci è un volere insanamente opinare che la verità possa essere falsa, che l'utile possa essere nocevole: la Ragione è essa altra cosa che la cognizione del vero, e del proficuo? D'altronde non avendo noi per bene condurci in questa vita che la sola nostra Ragione più o meno esercitata, e qual'essa è, e i nostri sensi quali essi sono, dire che la ragione è una guida infedele, e che i nostri sensi sono ingannatori, è lo stesso che dire che i nostri errori sono a noi necessarj, che la nostra ignoranza è invincibile, e che Dio può senza ingiustizia punirci di avere seguitate le sole guide che ha esso voluto profusamente compartirci.