Note (135) — Cap. XVIII.
Reading edition
Si ha d'altronde un bel declamare contro un destino, che nulla può influire, in verun modo sugli esseri umani sia di bene sia di male, di di cui l'esistenza presso che in intero dall'uomo solo ripetere dobbiamo, siccome lo ha opinato ingegnosamente un dotto antico; ma nulla di meno ad ogni tratto si ode comunemente incolpare questo cieco fortuito destino delle oppressioni che noi medesimi spontaneamente ci procuriamo, non meno che delle calamità che le proprie nostre mani si fabbrichino ad ogni istante, e dalle complicate miserie, le quali altro per loro stesse non sono, che l'opera nostra meramente, ed il solo risultato dell'ignoranza, dell'accidia, e dell'orgoglio insano da cui è l'uomo eccessivamente predominato.