Note (134) — Cap. XVII.
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Dove dunque propriamente consiste la tanto vantata Riforma dell'educazione, e del culto del Popolo ebreo? Se si riflette assiduamente alla meschinità de' progressi che ha quella fatti a' tempi nostri si direbbe che ha essa retrogradato molti secoli addietro, e che per conseguenza i lumi, ed i talenti ritornarono miseramente a sepellirsi nell'infanzia primitiva donde sono essi in origine scaturiti; e quale meraviglia? Se di tutto si ha cura di parlare all'ebreo fra noi fuori che d'Istruzione; se le nozioni che si fanno al medesimo acquistare non sono idonei ad altro, che a confonderlo, ed a farlo travviare dal retto sentiere della Ragione, e se occupando i suoi talenti continuamente di oggetti i più frivoli, ed i più ributtanti, condursi lo veggiamo a gran passi, da uno in altro smarrimento, e perpetuarsi così la stupidità la più cieca, e la più materiale.
E se al Culto attendiamo un solo istante, vedremo che lungi dall'essere stato questo rigenerato, come si è forse vanamente preteso colle operazioni d'entrambe le Israelitiche assemblee, pare che il medesimo rimonti unitamente a tanti altri, fino a' secoli di ferina barbarie ne' quali follemente supponevasi onorare l'Essere Supremo, adottando quelle pratiche ridicole che ne oscurano i sommi pregj, e coltivando quegli usi detestabili, che lo disonorano, e dove stabilivasi per principio che l'uomo per piacergli dovea essere al grado massimo imbecille, contradittorio, e assurdo.