Note (121) — Cap. XV.
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Questi due vocaboli significano alla Lettera, lumi, e perfezioni, ovvero, nella guisa che gli spiegano i Settanta manifestazioni e verità; alcuni gli credono di etimologia ebraica, altri Egiziana; ma comunque sieno questi erano gli epiteti delle pietre del Razionale, che per cenno di Dio il sommo Pontefice degli ebrei dovea esserne ornato (Exo. cap. 28. v. 30.) allorquando emergeva di consultare l'oracolo Divino intorno qualche soggetto rilevante concernente l'interesse pubblico della Sinagoga giudaica, e dello Stato. Allorchè trattavasi dunque di consultare l'Urim, e Tumim, il Pontefice abigliato delle sue sfarzose vestimenta di Cerimonia, presentavasi non già nel Santuario, dove non gli era permesso di entrare che una sola volta l'anno, e questo era il giorno di Espiazione (ved. Maimon Cale Amikdash C. 10. & Jalkut fol. 248.) colà essendo in piede col volto diretto alla parte dell'arca dell'Alleanza, sula quale risedeva la presenza ineffabile dell'Essere Supremo, esso proponeva il soggetto per il quale era esso consultato. Dietro di lui, e sulla medesima Linea a qualche distanza di là, e fuori del luogo Santo eravi la persona per cui si consultava, che rispettosa, ed umile attendeva la Risposta dell'Eterno. I Rabbini tutti sono di fermo pensiero che allora il Pontefice avendo gli occhi fissi sulle pietre del razionale che portava davanti vi leggeva la Risposta dell'Eterno. Le Lettere che si elevavano fuori del loro rango, e che gettavano uno splendore Straordinario, formavano la Risposta desiderata (ved. Zohar in Exod. Jalkut ex Lib Siffrè R. Behai in Deut. C. 33. v.8.). Per esempio, David avendo ricercato a Dio, col mezzo degli Urim, & Tumim s'egli ascenderebbe con successo, in una delle Città di Giuda, esso gli rispose עלה (nghalè) ascendi; le tre Lettere ה-ל-ע di cui si compone il termine suddetto sortirono dal loro luogo, sollevandosi al di sopra delle altre per formare la parola che marcava la Risposta domandata (2. Reg. C. II. v. 1.)