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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Note (111) — Cap. XIII.

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Per molto che abbiano ponderatamente dissertato le penne anche le più classiche, e le più scienziate, ad oggetto di pervenire a conoscere la vera positiva sorgente d'un odio talmente inveterato, e sì antico, quale è quello che tutte le nazioni del mondo, senza eccettuarne forse alcuna, hanno sempre nutrito concordemente contro gli ebrei, niuno ha mai saputo dare fino ad ora delle ragioni verosimili almeno se non certe.

Io, per altro, senza risalire col pensiero fino ai tempi da noi troppo lontani, m'indurrei di proposito ad opinare che questo miserabile astio universale, che per quanto apparisce dalla scrittura medesima può datare dal primitivo stabilimento del Giudaismo, non debba in origine conoscere che due sole genuine cagioni; la prima si è quel disprezzo fermo, e deciso, che l'individuo Israelita ha ognora, e per tutto manifestato, per gl'idoli, o pagodi, gli Dei, e semidei conosciuti e adorati da tutti gli altri popoli del mondo antico: la seconda poi si è quella ridicola primazia (di cui parlammo nella nostra Introduzione) che la Comunione d'Israel pretese fare in ogni tempo valere preferibilmente a qualunque altra nazione dell'universo, ciò che sempre la rese isolata da tutte queste, e alimentò una perpetua vicendevole antipatia fra di esse.

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