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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Note (107) — Cap. XII.

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Gli onori de' quali furono gli ebrei colmati sotto questi due monarchi sono inesprimibili, siccome anche l'ascendente che alcuni individui di quella nazione acquistarono sull'animo de' medesimi, pare al di là del verosimile. Un ebreo chiamato Isaak seppe sì bene cattivarsi la confidenza del primo di que' menzionati Principi, che questi lo destinò per accompagnare i Conti Lautfrid, e Sigismondo, che mandò in ambasciata al Califfo Alrashid, il quale regnava in Gerusalem Asia con molto maggiore fasto, e splendore, di c[iò] che dominasse in occidente il più formidabile Principe cristiano di que' tempi (Chron. orient. p. 57.) Ma siccome i due Ambasciatori cristiani morirono in Cammino, Isaak evase con molta intelligenza da per se solo l'importante commissione affidata a' medesimi. Questi ricevè in detta corte tutti gli onori che erano dovuti al suo Carattere, ed esso ne partì ricolmo di magnifici doni per Carlo Magno (ved. Elmarc. Ist. Saracen. Lib. 2. Cap. 6. p. 112. E Abulfar. Ist. Dynast. p. 150.)

Il credito degli ebrei si accrebbe considerabilmente sotto il Regno di Luigi il Buono, figlio, e successore di Carlo Magno; egli non cessava di testificare a' medesimi delle marche di sua benevolenza in loro favore. I Cortigiani stessi non cessavano di ricercare con trasporto la loro amicizia, reputando un onore sommo il possederla: essi dicevano altamente che bisognava rispettare la posterità degli antichi patriarchi, si raccomandavano alle loro preghiere, e riconoscevano con eguale rispetto il medesimo loro Legislatore. Le femmine ebree partecipavano delle Liberalità stesse di cui erano fregiate le Principesse del sangue e le dame le più qualificate della corte, le quali mandavano elleno de' Cospicui abbigliamenti, e delle ricche suppellettili. Una si potente protezione fece risorgere considerabilmente quel popolo il quale era stato all'eccesso avvilito ne' secoli precedenti (Agob. Epist. ad Nibr. p. 105.)

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