Note (90) — Cap. X.
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Io ho per reiterate esperienze osservato sovente che non solo nella nazione degli ebrei, ma in tutte le altre popolazioni che vivono in uno stato cattolico apostolico romano, sono assai più rari gli uomini celebri (a meno che questi non vi avessero in parte rinunziato) di ciò che lo siano fra quelli che abitano una provincia Protestante. E da quale ostacolo ripetere giustamente dobbiamo un inconveniente pur troppo sì verificato e sì funesto? Il fanatismo religioso, e la persecuzione che ne viene in conseguenza, sono le due barriere invincibili, le quali avendo più che in un paese riformato nello stato romano influenza maggiore, formano d'accordo l'argine fatale alle sublimi scoperte che producono lo studio, e la meditazione: e quale meraviglia? Non dee così appunto accadere laddove un uomo scienziato è costretto di adattare la sua filosofia al sistema intollerante del paese in cui vive, e alla follia deplorabile di quegli uomini che ne reputano un azione all'eccesso criminosa l'abitudine del raziocinio nell'ente ragionevole? Se i suoi sentimenti sono efficaci ad illuminare il mondo, per una parte quegli etiopi lo scomunicano; i terribili magistrati inquisitoriali lo esiliano per l'altra, o confinato crudelmente lo rendono durante la sua vita entro un Carcere angusto, da cui spera in vano d'uscire fino a tanto che gli resta un alito di forza: e vi sarà egli ancora chi domandi la genuina cagione di sì notabile differenza? L'Immortale Galilei fu condannato in Toscana per avere il primo scoperti gli antipodi, il celebre Newton fu ricompensato in Londra per averli dimostrati.