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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Note (83) — Cap. IX.

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In Roma non è che tre anni appena, erano gli ebrei astretti dalla forza ad intervenire nelle chiese de' Cristiani in certi giorni determinati dell'Anno per esservi uditori pazienti delle ingiurie, e degli oltraggi, che il predicatore vomitava a gran forza contro di essi, i loro riti, le loro cerimonie, i loro costumi, e durante questo disgustoso sermone, uno sgherro staffilatore in abito di chiesa collo staffile alla mano, era destinato a fare de' ripetuti giri attorno di essa, percuotendo fieramente con una sferza tutti quegli ebrei che, o avesse ritrovati sorpresi dal sonno, o che avesse osservati poco attenti alle esecrabili bestemmie che udivano proferire dalla bocca dell'accennato predicatore contro la religione venerabili de' loro avi: ma gli ebrei più facoltosi si sesi ne liberavano agevolmente da questa vessazione mediante una somma che contribuivano annualmente all'erario papale. E il Pontefice Gregorio XIII. non comandò egli che tutti gli ebrei maggiori di 12 anni, abitanti in tutta l'estensione della sede pontificia fossero entro la loro propria sinagoga istruiti da qualche cristiano de' principj fondamentali del Cattolicesimo? Bull. 52. apud Lorinum in act. apostol. Cap. 7. v. 52.

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