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Proceedings of the expedition to explore the northern coast of Africa, from Tripoly eastward

Note 5 — Chapter XVIII

Reading edition

“Ho trovato che internamente ciascuna di queste pietre era scolpita di una lettera d’ un alfabeto a me ignoto; cosi la serie di queste lettere veniva a formare una linea, e queste linee si ripetevano per ogni serie di pietre. Tentai de copiarle, ed entrai con questo progetto nell’ aquidotto; ma tra la poca luce che vi trapeleva da soli luoghi ov’ era rotto, e l’acqua che spesso a lunghi tratti vi ristagnava, e l’incomoda positura che doveva prendere per ben riconoscerle, dovette ristarmi dall’ intrapresa. Benche questi caratteri, del pari che altre iscrizioni segnate sopra queste rovine, appartengano a lingue perdute affatto; tuttavolta io non ho mai avvisato essere inutil cosa il registrarli, quando mi è occorso di trovarne. Oltrechè questi caratteri possono per avventura fornire qualche nuovo elemento agli alfabeti tuttora oscuri di coteste lingue, conservano ancora solenni documenti de’ popoli a diversa lingua che in queste contrade mano a mano vennero a stabilirsi. Sono questi i soli documenti che ci ritengano, dall’ abbandonarci interamente all’ autorità de’ Greci scrittori, i quali si sa che mossi da soverchia tenerezza per le cose loro, non sapevan temperarsi dal vedere Greche origine ovunque vedean traccie d’incivilmento, e non videro diffatti che Greci, e discendenti dalla colonia di Tera, nella Cirenaica.”—(Viaggio da Tripoli, &c. p. 136.)

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