Note 189 — INDICE
Reading edition
Con una sacra indegnazione e con maggior calore per avventura di Persio, Turno, vissuto sotto il regno di Nerone e vecchio sotto quello degli imperatori di casa Flavia, compose satire che quello imperante stigmatizzarono a fuoco. Vuolsi che le sue composizioni non publicasse finchè visse quel tiranno; ma se ciò fosse, sarebbe stato minore il suo coraggio, nè di lui avrebbe Marziale potuto dettare il seguente epigramma:
Contulit ad satyras ingentia pectora Turnus: Cur non ad Memoris carmina? Frater erat. Turno piegò l’ingegno suo sovrano Al satirico stil: perchè di Memore Non i versi emular?... Gli era germano. Epigr. lib. XI, 11. — Tr. Magenta.
Da tal epigramma apprendiamo adunque che Turno fosse fratello di un Memore, poeta tragico, come nel precedente epigramma lo stesso Marziale lasciò ricordato:
Clarus fronde Jovis, Romani fama cothurni. Del romano coturno illustro e cinto Della fronda di Giove. Id. ib. 10.
L’unico frammento rimasto delle Satire di Turno è, come dissi, codesto che traduco: taluni vollero perfino attribuirlo a Lucano, ma i più lo assegnano a Turno.