Note 278 — CAPITOLO XXII. La Via delle Tombe.
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Tolgalo il ciel dal collocar mia fossa Lungo il rumor di popoloso calle Che turbi il sonno a le mie placid’ossa. Così degli amator l’alme più fide E le tombe si fan favola al vulgo Che gusta i nomi più famosi e ride. Copra me pure in solitario canto Terren, defunto, e sovra lui distenda Arbor frondosa di bell’ombra il manto: Me ancor di sabbia inosservato acervo Chiuso a le belve: sol che il nome mio Non sia bersaglio al passeggier protervo. Lib. III, Eleg. 16, vv. 25-30. Trad. Vismara.