Note 171 — CAPITOLO XXI. I Lupanari.
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Iam ne exciderunt vigilatis furta Suburræ Et mea nocturnis trita fenestra dolis? Per quam demisso quoties tibi fune pependi, Alterna veniens in tua colla manu. E già i bei furti di Suburra e il caro Trescar notturno, e il mio Balcon per te socchiuso, agli altri avaro, Ti caddero in obblio? Il mio balcon, d’onde alla fune appesa Spesso vêr te calai, E con alterna delle mani offesa Al collo tuo sbalzai? Trad. Vismara.