Note 165 — CAPITOLO XXI. I Lupanari.
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. . . . a poco a poco Te aggregheranno del bel numer uno Quei che accerchian la fronte in lunghe bende, E tutto avvolgon di monili ’l collo. Ne’ penetrali lor, con ampie tazze E ventraia di tenera porcella Placan la Bona Dea. Ma quelle soglie, Con rito inverso, or non avvien che tocchi Piè femminile: a’ soli maschi l’ara Apresi de la Dea. Lungi, o profane! Alto s’intona; no, che qui non geme Tibia ispirata da femmineo labbro. Tal’orgie i Batti usar fra tede arcane Solean, stancando l’Attica Cotitto. Id., Ibid. Trad. di Gargallo.