Note 292 — CAPITOLO XVII. Tabernæ.
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Perchè, per fede mia, olezza bene La donna allor che di niente olezza. Però che quelle vecchie che sè stesse Vanno d’unguenti ognor impiastricciando, Decrepite, sdentate e di lor corpo, Col belletto occultando i rei difetti, Quando il sudor sen mischia, incontanente Putono al par d’intingolo malvagio In cui confuse molte salse il cuoco. Di che odoran non sai, se non di questo Che di pessimo odor puton, comprendi. Atto I, Sc. 3, v. 116 e segg.