Note 184 — CAPITOLO XV. Le Terme.
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Il bel verde, sottil marmo caristo, L’agata, il tasio e la gentil corniola, Non han qui luogo, e di restarne escluso Lagnasi ancora il serpentin più raro: Sol qui fan pompa e il porporin granito Porfido di Numidia e il marmo frigio Cui d’Ati il sangue colorì la vena; E i più preziosi di Sidonia e Tiro. Per ornamento delle porte, appena S’ammette il verde di Laconia unito Al sinadico marmo in lunghe strisce, Onde si forma un color misto e vago. De’ chiari vetri al vario raggio opposte Splendon le stanze e gli archi d’or fregiati, E di chi parte od entra in essi i volti Stupido il foco stesso in tante avvolto Lucide spoglie men superbo impera; Il sole allor che l’ampia casa investe Sè stesso adorna e fa più chiaro il giorno, E nel passar fra queste fiamme ardenti Acquista forza, e ’l proprio foco accresce. Nulla v’è di plebeo, nè qui si vide Faticar l’arte in liquefar metalli. Son d’argento i canali, ove felice Ha l’onda il corso e son d’argento i vasi Ov’ella cade, e di sè stessa amante Si specchia in essi e di partir ricusa. Trad. dell’ab. Fr. Maria Biacca.