Note 173 — CAPITOLO XIV. I Teatri. — L’Anfiteatro.
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Come al scizio ciglion Prometeo stretto Nutre l’augel col rinascente petto, Laureol così da vera croce pende, E ad orso caledonio il fianco stende. Palpitavan sue viscere, grondanti, Lacere, e a corpo uman più non sembianti. La pena alfin scontò del parricidio, Del fero nel padron commesso eccidio, Del rapito nei templi oro nascosto, O dell’iniquo fuoco a Roma posto. Nei delitti costui gli antichi ha vinti; Ma fur gli strazj suoi veri e non finti. Lib. De Spectæ. Epig. 9. Trad. Magenta.