Note 138 — CAPITOLO XIV. I Teatri. — L’Anfiteatro.
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Di peggio che si può, tranne l’arena? E ancor qui trovi il disonor di Roma. Eccoti un Gracco: mirmillonic’arme Egli non veste: non impugna scudo, O adunca falce: arnesi son cotesti Ch’egli condanna; anzi condanna e abborre. Nè il volto asconde sotto l’elmo; il mira: Squassa il tridente, e poi che mal librata La mano scaglia le sospese reti, Dassi a fronte scoperta e a gambe alzate Spettacolo a l’intorno. — È desso, è Gracco! (Gridan tutti); la tunica l’attesta, E l’aurea nappa che gli fascia il collo E avvolta al pileo sventolando ondeggia. Ond’è che il seguitor, vistosi astretto Con un Gracco a pugnare, in sè ne freme Qual d’un’onta peggior d’ogni ferita. Sat. VIII. Trad. Gargallo.