Note 299 — CAPITOLO X. La Basilica.
Reading edition
Lo scoppiante polmon rompiti, o gramo, Per veder, lasso alfin, di palme intesti, De le tue scale onor, verdi festoni. Qual prezzo a tanti strilli? Un presciutello Ben magro, di pelamide salate Qualche bariglioncin, viete cipolle (Mensil dono degli Afri), ovver del vino, Per Tevere approdato, un cinque fiaschi. Che se quattro comparse un aureo in saldo T’abbian valuto, pattüita usanza Parte di quello a’ curïali addice. — Emilio ottien più del dover; e a noi Qual merito si dà di maggior opra? — N’è cagion la superba ne l’androne Quadriga in bronzo eretta; e n’è l’equestre Sua statua la cagion. Vè come, assiso Su feroce destrier, del curvo astile, Già da lunge ammiccando, i colpi assesta; Già medita fra sè pugne e trofei. Così sossopra va Pedon: Matone Va fallendo così: ne fia diversa Di Tongillo la fin, c’usa lavarsi Con immenso alicorno, e col seguace Suo treno inzaccherato infesta il bagno; O il collo a Medi gestator premendo, In lettiga a lung’aste il foro scorre; Vasi argentei e mirrini, e ville, e servi Sceso a comprar. Quel suo piratic’ostro Di tirio stame a pro di lui fidanza. Pur queste appariscenze a lor son lucro: La porpora dà prezzo; le ametiste Dàn prezzo a l’Orator: compie a costoro E strombettar, ed ostentare un censo Maggior del vero: omai già più non serba A lo splendor confin prodiga Roma. I bisnonni orator tornino al mondo: Sesterzi chi darìa, se grossa gemma Non gli vedesse sfolgorar dal dito? In prima in prima il litigante adocchia Se otto servi ti portino: se diece Ti circondino intorno; se una seggiola Ti tenga dietro, ed i togati avanti. Quindi arringando Paolo fea pompa D’un cammeotto a fitto, e quindi a prezzo Maggior che Cosso e Basilo arringava: Va di rado facondia in cenci avvolta. E quando il duol di lacrimosa madre Lice a Basilo esporre? e chi su’ rostri Soffre un Basilo udir, benchè facondo? Te Gallia accolga, o meglio, di causidici Nutricatrice l’Africa, se agogni Espor la lingua mercenaria a prezzo.