Note 289 — CAPITOLO X. La Basilica.
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Vergogna egli è che due, testè già amanti, Veggansi avversi divenir d’un tratto: Odia Venere tali litiganti. Sovente avvien che sia processo fatto A chi s’adora, ma trïonfa amore, Se un odio acerbo non dettò quell’atto. Un dì assistetti a giovane amatore: Stava l’amante sua nella lettica, Fieri oltraggi ei diceale in suo furore. «Che principio al processo ora s’indica, Grida, e avanzi la rea» — ella apparia; — Ma restò muto nel veder l’amica. L’una tabella e l’altra allor gli uscìa Dalle mani, per correre all’amplesso, Dicendo: hai vinto, hai vinto, amica mia! Meglio è così ch’ora ne sia concesso Ambo in pace partir, anzi che al foro Dal talamo passar per un processo. E sia per tanto la sentenza loro: «Senza lite ella tenga i doni tuoi.» Remed. Amor. v. 659-671, mia traduzione.