Note 4 — Canto I. ONEIRO.
Mario Corsi translation
Evidentemente quando il Gregorovius visitava Pompei e con l'anima di artista interrogava i ruderi della civiltà passata, la casa più bella ed elegante che colpisse l'immaginazione e la fantasia del visitatore, era quella del liberto M. Arrio Diomede, posta in capo al villaggio suburbano Augusto Felice. Difatti, quel grande quadrato bislungo, scavato in tufo bigio ed in pietre vulcaniche, che racchiudeva un vago giardino, un vestibolo dalle 14 colonne doriche, e portici e terme e quanto si può immaginare di più sfarzoso ed abbagliante per soddisfare alla umana ambizione, offre tuttora allo sguardo uno spettacolo assai grandioso.
Se non che, oggidì, un'altra casa, da cui, certamente, il Gregorovius avrebbe saputo attingere la sua materia di ispirazione per una scena idillica o qualcosa di simile, gli contende, a giusta ragione, il primato. È l'abitazione di una famiglia di Vettii, venuta fuori alla luce negli scavi del 1894-95, che occupa il lato sud dell'isola adiacente dal lato est a quella della casa «del Laberinto». Ricca di decorazioni e pitture dell'ultimo stile, fatte con gusto squisito e con finezza di particolari; adorna di candidi marmi che paiono ancora animarla; ricinta d'un peristilio unico nel suo genere per la gran copia di sculture figurate ed ornamentali conservateci; fornita d'ogni sorta di comodità che l'arte e l'ingegno sanno escogitare per rendere più delizioso ed ameno il soggiorno dei mortali, essa desta un interesse ben più grande delle altre e supera, sotto vari aspetti, quella di Diomede, che lo storico insigne scelse a teatro delle gesta amorose del suo Euforione.
Chi desideri ampie e dettagliate notizie di questa importante scoperta, legga la dotta relazione del Mau inserita nelle Mittheilungen des Kaiserliches Deutsches Archeologischen Instituts, Roem. Abtheilung. Bd. XI 1896, e la descrizione riccamente illustrata che ne fa il prof. Sogliano nei Monumenti antichi della Accademia dei Lincei. (N. d. T.)