Note 36 — Il Ghetto e gli ebrei di Roma. (1853).
Mario Corsi translation
Il romanesco del Ghetto differiva da quello comune sia per alcune voci e modi speciali, come le esclamazioni: mordivoi! (accorciamento di per amor di voi usato nel parlare altrui e come voce prenominale di apostrofe); badonai! (perdio!); per la vita mia!; per la vita di mio padre!; sia per altre particolarità-come l'allargamento della vocale e accentata in fonnamènto, testamènto, tètto, e simili; sia per cambiar sempre in maschili i plurali femminili, così: li lèggi, li scòli, li raggioni, ròbbi vècchi (grido quest'ultimo dei rigattieri ebrei).
Così un ebreo era riconosciuto tra mille e dileggiato pel suo modo di parlare e per la pronuncia speciale di un dialetto molto simile al romanesco, di cui non era che una variante caratterizzata dalla cantilena nasale e strisciata. Questo dialetto conservava alcune parole e frasi ebraiche, alcune delle quali, principalmente a causa di scherno, passarono storpiate nel romanesco, come ad esempio:
Badanai da Badonai, adoperato a significare gli stessi ebrei.
Tatanai da Adonai, indica grida confuse di più persone; derivato probabilmente dalle replicate invocazioni ad Adonai (Dio) nelle preghiere dette in comune nella sinagoga.
Baruccabbà dalle prime due parole del saluto rituale Baruh abba bescem Adonai (Benedictus qui venit in nomine Domini) di cui gl'israeliti si servivano e che divenne nel romanesco nomignolo di scherno per gli ebrei.
Tareffe, denota magagnato, puzzolente, tolto dall'ebraico taref, derivato dal verbo taraf, sbranare, dilaniare, che si applica alle carni illecite, sia perchè non macellate secondo il rito, sia perchè appartenenti ad animali vietati.
Cascerro, da cascer, vale retto, congruo, conveniente, è l'opposto di taref.
Aèo, era uno dei gridi dei cenciaiuoli girovaghi ebrei, oggi scomparso, si usa in senso metaforico a denotare malandato, guasto.
Quantunque il Ghetto sia sparito ed i suoi abitanti si siano dispersi per i diversi rioni della città, tuttavia persiste la differenza nel modo di parlare degli ebrei, sebbene accenni e sia destinata a scomparire.
(Vedi passim i Sonetti romaneschi di G. G. Belli, editi a cura di Luigi Morandi. Lapi, Città di Castello, 1886-1889). (N. d. T.).