Note 6 — CAPITOLO X. Il re Guercino.
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Perchè i lettori abbiano un po' d'idea di quello che fossero e ardissero i banditi in cotesti tempi, considerino quanto si legge nel dispaccio dell'oratore veneziano residente a Roma, Lorenzo Priuli 16 gennaio 1584: vien detto che già pochi giorni quel famoso fuoruscito, nominato il prete Guercino, scrivesse una polizza a Monsignor Odescalco, domandandogli 500 ducati, minacciandolo, se non li mandava, di fare gran danno alli suoi casali et al suo bestiame. Questo prelato andò dal Papa, et gli mostrò la polizza et Sua Santità ordinò che il portatore fosse retento, et posto in galera. Il prete tornò a scrivergli un'altra polizza, per la quale dimandò che gli restituisse il suo huomo, altrimenti minacciandolo di farlo ammazzare con cento pugnalate, che non saprebbe da chi, et abbrugiarli tutti li suoi casali, et ammazzarli tutti li suoi bestiami. Ritornò il prelato dal Papa afflittissimo pregando Sua Santità a restituirgli il pregione, poichè non vedeva altro rimedio ai suoi danni. Sua Santità intenerita, et mossa dal pericolo del prelato gli restituì l'huomo, con il qual mezzo si è poi fatto tanto amico del Guercino, ch'è fatto suo procuratore per impetrare la liberatione sua dal Pontefice, la quale era già ordinata assolvendolo Sua Santità da 44 omicidii commessi. Et mentre si faceva l'espeditione, è venuta nova, che il ribaldo ha ammazzato quattro suoi inimici in un castello. Questi tristi se ne vanno di questa maniera burlando della giustitia, et se bene potriano essere rimessi dalla gran benignità di Sua Santità, pare non di manco che non se ne curino. Niuna cosa più di questa dà travaglio al Papa, perchè vede il disordine et la indignità grande et non sa rimediarle.