Note 257 — LIBRO SECONDO (continued 3)
Reading edition
Al Tommasini (I, pag. 100) non parve possibile che il Machiavelli fosse autore di questo Dialogo, che egli giudicava irreverente verso Dante, scritto «da pedantuccio uggioso, che con insufficienti ragioni gli si volle attribuire.» Ma più riesamino la questione, e più io sono costretto a persistere nel mio primo giudizio, che del resto è stato recentemente avvalorato da scrittori, che son pure autorevolissimi nella filologia e nella storia della lingua. Il compianto e benemerito Gaspary, nella sua bella Storia della letteratura italiana (II, 536) attribuisce il Dialogo al Machiavelli, e lo chiama höchst originelle. Il professore Rajna se ne occupò a lungo, nella Memoria qui sopra citata. In essa egli afferma che il contenuto del Dialogo è «tale davvero da rivelarci una mente così poderosa e originale, che il pensiero correrebbe al Machiavelli, quand'anche non fossimo assolutamente costretti a non uscir di Firenze.» La stessa opinione fu, in modo egualmente esplicito, manifestata dal professore F. D'Ovidio.