← Table of contents
Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III

Note 598 — APPENDICE DI DOCUMENTI

Reading edition

Non è facile la interpretazione di questo sonetto, che in alcuni punti, specialmente nella prima terzina, riesce oscurissimo. Il Machiavelli scrive al padre Bernardo in villa, che gli aveva mandato un'oca, e pare anche raccomandato gli altri figli, specialmente uno di essi, perchè tutti menavano lassù una vita assai stentata.

Costoro, così comincia il sonetto, sono vissuti costà un mese e più, a noce, fichi, fave e carne secca, talchè sarebbe danno vero e non beffa (malitia et non cilecca) il farvi più lunga dimora.

Come il bue fiesolano assetato guarda Arno all'ingiù (a l'angúe), e per non potervi bere si lecca i mocci, così costoro fanno con l'uova, che vende la contadina (la trecca), col castrone e col bue del beccaio.

Ma (e qui cresce l'oscurità) perchè non si continui a vivere costà solo di carne salata (per non fare afamar le marmegge: le marmegge sono vermi che nascono sulla carne salata, ed esse affamerebbero se altri mangiasse tutta la carne secca, di cui si parla nel secondo verso del Sonetto), io farò motto a Daniello, il quale forse già legge qualche raccomandazione mandatagli a favore di mio fratello (Faren motto drieto a Daniello, che forse già v'è qualcosa che legge. Non sappiamo chi sia questo Daniello, nè è facile indovinare il significato delle parole: già v'è qualcosa che legge. Abbiamo dato una interpretazione probabile, ma non sicura).

Mangiando poco altro che pane (pane et coltello), abbiamo fatto per la fame visi lunghi come becchi di beccacce (becchi che paion d'accegge), ed appena teniamo gli occhi semiaperti (a sportello).

Dite a quel mio fratello, che intanto venga a godersi l'oca che giovedì avemmo da voi.

Alla fine del gioco poi, messer Bernardo mio, se si va innanzi così, voi comprerete paperi ed oche, e non ne mangerete.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings