Note 452 — LIBRO SECONDO. DAL RITORNO ALLA VITA PRIVATA ED AGLI STUDI SINO ALLA MORTE DEL MACHIAVELLI. (1513-1527)
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Sebbene quello che diciamo qui sopra sia per sè stesso evidente, pure vogliamo riferire le parole che, a questo proposito, scrive uno storico assai autorevole. Lo Schwegler (Römische Geschichte, vol. I, cap. II, § 29) parlando dei Discorsi, osserva: «Die Schrift ist reich an den feinsten und treffendsten Wahrnehmungen im Gebiete der politischen Psychologie....; über die allgemeinen psychologischen Gesetze des Staats- und Völkerlebens werden darin höchst kluge und geistreiche Urtheile vorgetragen. Was dagegen dem Verfasser fehlt ist ein richtiger Begriff, eine objectivhistorische Anschauung des römischen Alterthums.... Eine eindringende, selbständige Kentniss des römischen Alterthums besitzt er nichts, daher sind seine Urtheile, z. B. diejenigen über Julius Caesar gar oft unhistorisch, und durch conventionelles Vorurtheil dictirt.» Questo difetto diviene naturalmente maggiore là dove Tito Livio ci dà solo tradizioni primitive. Quanto poi al giudizio dato su Cesare, poteva l'illustre tedesco, che tanto lo biasima, ricordarsi quello che di Cesare pensavano e dicevano quasi tutti fino al principio del secolo XIX.