Note 435 — LIBRO SECONDO. DAL RITORNO ALLA VITA PRIVATA ED AGLI STUDI SINO ALLA MORTE DEL MACHIAVELLI. (1513-1527)
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Il primo a sostener questa opinione fu il Leo, nella prefazione (pagina XX) alla sua traduzione delle lettere del Machiavelli. A proposito degli Svizzeri, dei quali il Machiavelli era grande ammiratore, il Vettori, gli scriveva il 20 agosto 1513: «Se voi leggerete bene la Politica e le repubbliche che sono state, non troverete che una repubblica come quella, divulsa, possa fare progresso.» Al che il Machiavelli rispondeva il 26 dello stesso mese: «Nè so quello si dica Aristotele delle repubbliche divulse; ma io penso bene quello che ragionevolmente potrebbe essere, quello che è, e quello che è stato.» Opere, vol. VIII. pag. 89 e 90. Il Leo da questa risposta deduce, che il Machiavelli non poteva allora aver letto la Politica di Aristotele, altrimenti avrebbe saputo che in essa non si parla, nè poteva parlarsi delle repubbliche divulse, e conclude che il paragone tra Aristotele e Machiavelli (fatto due anni prima, cioè dal Ranke nel 1824): «muss mit Bestimmtheit zurückegewiesen sein.» Vedi, Die Briefe des florentinischen Kanzlers und Geschichtschreibers Niccolò Machiavelli an seine Freunde aus dem Italienischen übersetzt von D.r H. Leo: Berlin, Dümmler, 1826. Ma in verità la conclusione che il Leo tira dalle premesse è arrischiata. Anche avendo letto la Politica, poteva il Machiavelli non ricordarsi bene se in essa parlava o no delle repubbliche divulse. Le due lettere provano però che l'opera di Aristotele era allora assai nota e diffusa.
Un altro scrittore più recente, che si è pure occupato delle relazioni fra Aristotele e il Machiavelli, crede che questi abbia conosciuto la Politica solo di seconda mano, non sapendosi altrimenti spiegare come mai egli, che tanto amava citare esempî storici, «non si sia almeno una volta» valso di quelli assai notevoli e adatti che si trovano nella Politica. E ne conchiude che, non ostante la somiglianza, «dürfen wir Rankes Behauptung, Aristoteles sei die Quelle für Machiavelli gewesen, nicht für bewiesen halten.» W. Lutoslawski, Erhaltung und Untergang der Staatverfassungen nach Plato, Aristoteles und Machiavelli. Breslau, Koebner, 1888, pag. 132-3.