Note 428 — LIBRO SECONDO. DAL RITORNO ALLA VITA PRIVATA ED AGLI STUDI SINO ALLA MORTE DEL MACHIAVELLI. (1513-1527)
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Il secondo capitolo del Principe incomincia: «Io lascerò indietro il ragionare delle repubbliche, perchè altra volta ne ragionai a lungo. Volterommi solo al principato, ecc.» Opere, vol. IV. pag. 2. E anche i Discorsi citano più volte il Principe. Nel capitolo I del libro II troviamo: «Sarebbesi da mostrare a questo proposito il modo tenuto dal popolo romano nello entrare nelle provincie d'altrui, se nel nostro trattato dei principati non ne avessimo parlato a lungo, perchè in quello questa materia è diffusamente disputata.» Opere, vol. III, pag. 183. Nel cap. XIX del libro III, dopo aver detto che il principe deve guardarsi più dalla rapina della roba altrui che dal sangue, il Machiavelli aggiunge: «Come in altro trattato sopra questa materia s'è largamente discorso.» Ibidem, pag. 377. Nel capitolo XLII del libro III, dopo aver detto che i principi non osservano le promesse, quando mancano le cagioni che fanno promettere, continua: «Il che se è cosa laudabile o no, o se da un principe si debbono osservare simili modi o no, largamente è dimostrato da noi nel nostro trattato del Principe; però al presente lo taceremo,» pag. 437.
Il signor Carlo Gioda (Machiavelli e le sue opere, Firenze, Barbèra, 1874), a pag. 292, parlando della citazione che nel Principe si fa dei Discorsi, dice: «Questo periodo è stato, secondo l'Artaud, alterato, allorchè i Medici concessero che il libro venisse stampato; eppure non si trova nella copia del 1513, nel qual anno non aveva composto i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio; e dee averlo aggiunto parecchi anni dopo, cioè dopo averlo ingrassato e ripulito.» Ma io non so dove sia questa copia del 1513, in cui manca il periodo. Non lo dicono l'Artaud, nè il Gioda, nè altri. (Vedi Artaud, Machiavelli, son génie, etc., vol. I, pag. 285, nota 1). Del resto l'Artaud, cui si riferisce il Gioda, non ha nè molta autorità, nè molta esattezza. Le due più antiche copie del Principe, che ad alcuni sembrarono di mano del Buonaccorsi, si trovano, una nella Laurenziana (Plut. XLIV, cod. 32), l'altra nella Riccardiana (cod. 2603), e contengono ambedue il periodo citato. La prima lo ha in questa forma: «Io lascerò indrieto el ragionare delle repubbliche, perchè altra volta ne ragionai ad lungo.» La seconda dice: «Io lascerò indreto el ragionare delle repubbliche, perchè altra volta ne parlai a lungo.» Un'altra copia assai antica, che si trova nella Barberiniana di Roma, cod. LVI, 7, contiene del pari lo stesso periodo.